Ostia, sentenza sul caso Mortai: l’intervista del Messaggero all’avvocato Domenico Musicco

“Si tratta di una sentenza importante e coraggiosa. Poiché da una parte prevede un’assoluta novità: ovvero l’obbligo di svolgere lavori di pubblica utilità a favore delle vittime della strada, dall’altra perché all’epoca non era ancora entrata in vigore la legge sull’omicidio stradale. Il tutto nonostante sia caduta l’aggravante della guida in stato di alterazione psicofisica dovuta all’assunzione di droghe, visto che gli esami effettuati all’epoca in ospedale che rilevarono la presenza di cannabinoidi nelle urine non sono stati ritenuti sufficienti”

 

 

Da Il Messaggero:

Cinque anni e otto mesi di reclusione, sospensione della patente per tre anni e 6 mesi,infine, la condanna a sei mesi di lavori di pubblica utilità, gratis, al servizio dell’associazione dei familiari delle vittime della strada. Questa la sentenza di primo grado comminata ieri dal giudice Dioniso Pantano nei confronti del trentenne di Ostia, Francesco Cocco, che il 2 gennaio del 2015 alla guida di una Panda centrò in pieno e uccise una coppia di anziani che attraversava sulle strisce pedonali sul lungomare, a pochi passi dal centralissimo Pontile.

«Si tratta di una sentenza importante e coraggiosa. Poiché da una parte prevede un’assoluta novità:ovvero l’obbligo di svolgere lavori di pubblica utilità a favore delle vittime della strada -sottolinea commosso l’avvocato Domenico Musicco, presidente dell’Avisl, l’Associazione Vittime Incidenti Stradali e sul Lavoro – dall’altra perché all’epoca non era ancora entrata in vigore la legge sull’omicidio stradale. Il tutto nonostante sia caduta l’aggravante della guida in stato di alterazione psicofisica dovuta all’assunzione di droghe, visto che gli esami effettuati all’epoca in ospedale che rilevarono la presenza di cannabinoidi nelle urine non sono stati ritenuti sufficienti».

IL DOLORE

Mario Mortai e Maria Giacchino, 78 e 76 anni, erano nati entrambi a Tripoli. Si sposarono nel 62 e dopo il colpo di Stato del 70 in Libia, tornarono a Roma dove ricominciarono da zero. Nel 77 si avvicinarono alle Assemblee di Dio in Italia e negli Anni 80 fondarono la Chiesa Adi di Ostia, il loro quartiere. Quel venerdì sera erano appena usciti dal locale e stavano attraversando la strada quando, all’improvviso, su di loro piombò la Panda adibita (senza autorizzazione) al trasporto di prodotti ittici. Aveva anche la revisione scaduta. Furono sbalzati e trascinati sull’asfalto per oltre venti metri, inutile la corsa in ambulanza al pronto soccorso del Grassi, dove morirono entrambi poco dopo. Cocco si fermò, ora il giudice ha stigmatizzato la sua condotta pericolosa alla guida, fatele per la coppia. «Mancavano due strisce pedonali e sarebbero saliti sul marciapiede», racconta il figlio Antonio, di ritorno dall’udienza in tribunale. «Con questa sentenza, anche se poi ci saranno gli altri gradi di appello, si è almeno chiuso un capitolo – dice – un capitolo carico di dolore che, purtroppo, non si cancella. Una ferita indelebile per tutti noi, per me, mio fratello Daniele, i nostri figli e nipoti a cui è stato strappato l’affetto dei nonni in maniera così violenta, tanto più che si avvicinano le Feste di Natale, un periodo carico di ricordi e amore». Antonio e l’avvocato Musicco quasi non credevano che si sarebbe arrivati a una sentenza. «Ci sono voluti quasi 6 anni – spiega Antonio – abbiamo assistito a rinvii continui per scioperi e testimoni che non si presentavano, nel frattempo sono cambiati anche tre giudici, sembrava addirittura tutto destinato ad avviarsi verso la prescrizione, per fortuna non è accaduto».

Una perizia cinetica di parte stabilì che la Panda era lanciata a 80 km orari in un contesto urbano non consono, il ragazzo risultò positivo al drug-test, non effettuato, però, attraverso il prelievo del sangue come stabilito per legge, un esame quindi non acquisito agli atti. «Oggi viene ricordato un principio – conclude Antonio – che alla guida bisogna assumere un comportamento responsabile». La morte dei due coniugi scosse molto la comunità lidensi e non solo. Il 15 febbraio di quell’anno, nel giorno del 53esimo anniversario delle loro nozze, i residenti si ritrovarono sul lungomare per una fiaccolata, chiedendo maggiore sicurezza sulle strade. Un movimento che non si è mai fermato.

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Il caso dei coniugi Mortai – GUARDA

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