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Dopo il caso Morgante, il presidente di Avisl: “E ora un fondo per risarcire le vittime”

Avisl inizia la battaglia per realizzare un fondo per risarcire le vittime di reati violenti e che intervenga quando il colpevole non può pagare o non sia mai trovato

 

 

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Sara Del Mastro, la 38enne che sfregiato con l’acido l’ex fidanzato Giuseppe Morgante, non farà appello alla sentenza con cui il gup di Busto Arsizio Tiziana Landoni l’ha condannata a sette anni e dieci mesi di reclusione per chiedere nuovi sconti di pena. «Spero e credo che si tratti di un primo segnale di resipiscenza da parte di Del Mastro», commenta soddisfatto Domenico Musicco, avvocato della vittima e presidente di Avisl (Associazione vittime incidenti stradali, sul lavoro e malasanità). «Un segnale che apprezziamo, Giuseppe può ora pensare soltanto alle sue terapie, che sono tante e costose, e agli interventi chirurgici cui continua a sottoporsi. Si chiude anche una brutta parentesi per la giustizia: non dimentichiamo infatti che nel cosiddetto Codice rosso è stato inserito il reato di deformazione permanente del viso, proprio in seguito all’aggressione subita dal mio assistito».

L’aggressione

La vicenda risale al maggio del 2019. Giuseppe e Sara si sono conosciuti su una chat, ma la loro frequentazione è durata poco, e lei non ha saputo accettarne la fine. Per mesi infatti Sara ha perseguitato Giuseppe, i suoi contatti social e le donne, che cercava di allontanare dicendo che lui l’aveva messa incinta. Una gravidanza inventata, mentre erano vere le minacce ricevute dall’uomo da profili falsi su Facebook. Il giovane, dopo essere stato tormentato anche con 800 telefonate al giorno, si è rivolto alle forze dell’ordine denunciandola per stalking. Pochi giorni prima dell’aggressione Giuseppe racconta tutto alla trasmissione “Le Iene”, spiegando come Sara, un giorno, abbia pure mostrato un coltello al fratello, scambiato per lui, dicendogli: «Tu mi hai rovinato la vita, ti ammazzo». Mostra anche le immagini delle gomme della sua auto ritrovate bucate undici volte in quattro mesi. La trasmissione raggiunge Sara, che ammette tutto. Qualche giorno più tardi, lei lo aggredisce buttandogli addosso dell’acido. Arrestata, Sara si dice subito pentita, e confida al gip che a far scattare la sua ira era stata proprio la mossa di Giuseppe di rivolgersi a una trasmissione televisiva.

La Procura non contesta la premeditazione, nonostante la boccetta dell’acido fosse stata comprata qualche giorno prima, e accetta un patteggiamento a cinque anni – un’inezia di fronte a condanne per vicende analoghe – così alla fine, dopo aver letto la memoria dell’avvocato Musicco, il gup rigetta la proposta e il processo finisce con una condanna a 7 anni e dieci mesi. Centinaia di casi Giuseppe scrive allora una lettera aperta molto amara: «Non so cosa ne sarà della vita della donna che ha cambiato per sempre la mia, costringendomi a guardare allo specchio un’immagine che non riconosco e che dovrò ricostruire dentro di me prima che con le operazioni chirurgiche, ma leggo nella sua decisione di non presentare ricorso in appello per lo meno il gesto di chi, finalmente, ha capito quanto gravemente ha sbagliato. Alla sua decisione di farmi pagare la scelta di non voler stare con lei, sono seguite altre pessime decisioni da parte della Giustizia italiana che mi sento in dovere di sottolineare perché quanto accaduto a me non succeda ad altri. Ci sono centinaia di denunce da parte di donne vittime di stalking, vite che improvvisamente si trasformano in agonie fatte di pedinamenti, telefonate mute, dispetti, violenze psicologiche, che per la Giustizia valgono meno della presunzione di innocenza degli autori del reato. Mentre quando accade a un uomo, con la stessa superficialità si presume che possa difendersi, che una donna non possa nuocere alla sua vita. Chi non sa gestire se stesso e i propri sentimenti, chi ragiona pensando che la persona che ha deciso di avere accanto a tutti i costi sia una sua proprietà, deve essere fermato prima che possa rovinare delle vite».

Nel sottolineare come la giustizia non abbia fatto tutto il possibile per evitare che fosse aggredito, Giuseppe parla anche dei mancati risarcimenti. «Il mio avvocato e la sua associazione vogliono intraprendere una battaglia legale affinché venga creato un fondo per le vittime di reati violenti, capace di intervenire nei risarcimenti quando il colpevole non è in condizione di farlo o, addirittura, non venga rintracciato, così come accade per le vittime della strada e della mafia».

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LO SPECIALE DI STORIE ITALIANE SU GIUSEPPE MORGANTE – VIDEO

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