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Coronavirus, i medici faranno causa al governo per i decessi tra i camici bianchi?

Si fa sempre più strada l’ipotesi che per le morti di tanti medici e infermieri causati dal coronavirus, si prospettino cause contro il governo e le varie amministrazioni. Il tutto per via di carenza di strutture, dispositivi di protezione assenti o inadeguati

 

Da Il Giornale

 

Sono settantatré i medici caduti sotto i colpi dei coronavirus. “Lo Stato ha spedito dottori e infermieri al fronte senza dare loro le adeguate protezioni”, sostiene Paolo Vinci, avvocato ed esperto di sanità da oltre trent’anni.

Ecco perché, racconta, molto probabilmente, quando a pandemia sarà stemperata, ci sarà un boom di cause intentate dai loro eredi, che si sommeranno a quelle dei parenti delle vittime del Covid-19.

Avvocato Vinci, i medici sono stati lasciati soli?
“Quello che ha fatto e sta facendo il governo nei loro confronti non basta affatto. Sono stati mandati allo sbaraglio, con mezzi inadeguati, a combattere il coronavirus. E purtroppo abbiamo già 73 medici ed una decina di infermieri morti. Insufficienti sono i dispositivi di protezione e anche insufficienti sono le tutele a livello legale: in questo momento, giustamente, gran parte del Paese nutre ammirazione e gratitudine per il sacrificio di medici ed infermieri, veri eroi, ma molte migliaia di decessi sono un bilancio troppo pesante che lascia sul campo rancori, amarezze, voglia di caccia al colpevole e di facili capri espiatori”

Ecco, a tal proposito veniamo al piano giuridico: cosa ne pensa del cosiddetto scudo penale per i medici?
“Dico che esisteva già, grazie a una giurisprudenza precedente, in evoluzione costantemente uniforme, una garanzia forte per il sanitario che, grazie alle Leggi Balduzzi prima e Gelli-Bianco poi, poteva sostanzialmente già dormire sonni tranquilli sotto il profilo penale. È sotto gli occhi di tutti che la classe medica, in questi giorni, oltre a far fronte a un impegno straordinario senza precedenti, corra, paradossalmente, il rischio di doversi difendere da coloro che invitano i cittadini a denunciare veri o presunti casi di malasanità. È in questo solco che allora arriva la notizia, da parte del governo, dell’approvazione di un emendamento al Cura Italia che introduce una sorta di scudo penale a difesa di medici e sanitari impegnati negli ospedali investiti dall’emergenza coronavirus”

Ma era già previsto…
“Sì, una sostanziale e profonda depenalizzazione è già prevista. Infatti, secondo l’articolo 54 c.p. ‘Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo’. Non a caso, circa il 97% dei procedimenti penali nei confronti sanitari si conclude con un’archiviazione o un’assoluzione”

Quindi, in verità, il governo non ha fatto niente di concreto?
“Esatto, anzi: ha fatto tanto rumore per nulla. Nel decreto, il governo ha ‘gattopardianamente’ detto tutto per non dire nulla, per declinare affermazioni pleonastiche e sterili”

Ma che cosa succederà in caso di eventuali future azioni giudiziarie?
“Siamo in presenza di una pandemia, per cui le compagnie di assicurazioni degli ospedali potrebbero eccepire e contestare tutto e il contrario di tutto. Nel caso in cui io fossi chiamato a difendere un medico – e la cosa succederà – andrei senza mezzi termini a chiamare in causa chi lo ha mandato allo sbaraglio, ovvero lo Stato attraverso i Ministeri interessati”

Insomma, il governo è colpevole?
“Nel momento in cui tutto questo finirà, ci si domanderà chi è stato il colpevole di tutto questo. Quando si esaurirà la spinta propulsiva emotiva sociale, per qualcuno arriverà il giorno del redde rationem. Qualcuno che, al di là delle belle parole, ha fatto delle pessime, inadeguate e improvvide azioni…”

È stato chiarissimo. Per tirare le fila, secondo lei saranno più le cause intentate dai cittadini contro medici e ospedali o quelle dei medici stessi contro le istituzioni?
“Ecco, è esattamente questo il punto critico e la risposta paradossale è una sola: entrambe. Gli eredi dei cittadini che potevano essere salvati e non lo sono stati, per mancanza dei mezzi adeguati, agiranno contro le aziende pspedaliere e, specialmente se saranno operativi i decreti attuativi della Gelli-Bianco, contro le loro compagnie assicuratrici. Ma le aziende ospedaliere si dovranno strenuamente difendere, e invito loro a farlo, andando a tirare per la giacchetta lo Stato, che non le ha poste nelle condizioni di salvare tutte le vite che potevano essere salvate”

Idem gli eredi dei medici?
“È scontato che gli eredi di questi eroi agiranno giudizialmente nei confronti del ministero della Salute, non avendo adeguatamente provveduto a garantire la loro incolumità quando li hanno spediti al fronte. I medici ci sono andati e hanno lavorato e combattuto in prima linea con eroica abnegazione, peraltro consapevoli del rischio che correvano. Ciò nonostante, lo hanno fatto per amore e dedizione verso la loro nobile professione. I mariti, le mogli e i figli dei medici caduti hanno tutte le ragioni del mondo – e io sono pronto a stare al loro fianco – per chiedere un giusto risarcimento. E sfido chiunque a sostenere il contrario”.

 

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