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Incidente Ponte Milvio, l’intervista di Domenico Musicco a Cronaca Vera

La ricostruzione dell’incidente nell’articolo del settimanale in edicola. E l’allarme del presidente di Avisl: “Portare l’educazione stradale nelle scuole”

 

Da Cronaca Vera

 

Ormai la vicenda tiene banco dal 22 dicembre, quando Pietro Genovese, ventenne figlio del regista di “Perfetti sconosciuti” Paolo Genovese, ha investito con la propria auto due ragazze di 16 anni: Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli. Il gip Bernadette Nicotra ha ordinato l’arresto del giovane e il suo invio ai domiciliari per due ragioni: l’alta velocità (secondo i vigili urbani circa 80 km l’ora in un tratto da 50 km) e la positività all’alcol test, con un valore di 1,4, quando sarebbe dovuto essere pari a zero in un neopatentato.

Il gip riconosce che «le due vittime hanno tenuto una condotta vietata e incautamente spericolata, così concorrendo alla causa del sinistro mortale, il conducente del suv ha guidato con imprudenza e imperizia». Le ragazze infatti hanno attraversato con il rosso e non sulle strisce, scavalcando il guardrail di notte e con la pioggia. Sul giovane – che deve rispondere di duplice omicidio stradale – pesano le sue numerose precedenti violazioni al codice della strada, che lo avevano portato alla sospensione della patente per 15 giorni a ottobre.

«L’arresto costituisce un atto dovuto per la normativa sull’omicidio stradale, in particolare per quel che riguarda la guida in stato di ebbrezza», commenta l’avvocato Domenico Musicco, presidente di Avisl Onlus (Associazione vittime incidenti stradali, sul lavoro e malasanità).

Impossibile evitarle

«Decisione che però ci porta ancora una volta al problema dell’assenza dell’educazione stradale nelle scuole. Spiace che sia stato rinviato di un altro anno l’obbligo di insegnare ai più giovani la necessaria prudenza sulle strade, sia per chi sta al volante, sia per i pedoni», prosegue Musicco. «Queste tragedie si possono evitare soltanto rendendo consapevoli i nostri figli dei pericoli che si possono correre nel traffico. Perché, purtroppo, troppo spesso, questi pericoli vengono sottovalutati».

Davide Acampora, che era seduto sul sedile del passeggero del suv guidato da Pietro Genovese, è stato intervistato dal quotidiano “Il Messaggero”: «Quelle due ragazze sono sbucate all’improvviso, correvano mano nella mano… era impossibile evitarle. Pioveva, era buio, ma ricordo perfettamente cos’è successo: ho visto due sagome apparire dal nulla e poi il corpo di una di loro rimbalzare sopra il cofano».

Un testimone che aspettava l’autobus in corso Francia ha detto di avere sentito una delle 16enni urlare: «Corriamo, dai che si fermano!», frase probabilmente pronunciata dopo che una Smart si era davvero fermata per farle passare. Un dettaglio che potrebbe risultare fondamentale.Ancora a “Il Messaggero”, un 43enne imprenditore, le cui figlie frequentano i locali della movida attorno al luogo dell’incidente, ha raccontato ciò ha saputo dalla sua ultimogenita, che è in contatto con la comitiva delle vittime.

Sfida alla sorte

«Lo chiamano il giochino del semaforo rosso e quando mia figlia e la sua amichetta me lo hanno spiegato – dopo la morte di Camilla e Gaia – mi sono venuti i brividi», ha dichiarato l’imprenditore. «Si tratta di attraversare le due carreggiate di Corso Francia con il semaforo pedonale rosso, sfidando la sorte. Un gioco folle in voga tra i giovanissimi di Ponte Milvio. Lo fanno per farsi grandi, riprendendosi anche con gli smartphone, creando storie sui social che poi si cancellano nel giro delle 24 ore».

L’uomo non sa dire se anche Camilla e Gaia abbiano voluto sfidare il destino, e la testimonianza del passeggero di un autobus parrebbe escluderlo e per l’avvocato Cesare Piraino, legale della famiglia Romagnoli, le due ragazzine hanno iniziato l’attraversamento con il semaforo verde: «È falso che il gruppo degli amici di Camilla avesse l’abitudine di svolgere quel fantomatico gioco del semaforo rosso di cui qualcuno ha parlato. Stiamo svolgendo le nostre indagini per accertare la verità e abbiamo contattato uno dei periti italiani più prestigiosi nella ricostruzione degli eventi complessi per avere una ricostruzione scientifica dell’incidente».

«Adesso non ho ragioni per andare avanti», ha detto Edward, il padre di Gaia, al suo avvocato Giovanni Maria Giaquinto. «Gaia era la mia forza dopo l’incidente che avevo subito». Il 56enne, finlandese di nascita, è infatti costretto su una carrozzella a causa di un incidente in moto nel 2011.

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Guarda lo speciale di Avisl sull’incidente di Ponte Milvio – QUI

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