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Caso Giuseppe Morgante, l’intervista del settimanale Oggi

Il settimanale Oggi intervista Giuseppe Morgante, sfregiato con l’acido dalla sua ex Sara Del Mastro e per la quale la Procura ha accettato il patteggiamento a soli 5 anni di carcere

 

 

Da Oggi, del 27 novembre 2019

«Se dovesse finire così, credo che perderei la fiducia nella giustizia. Penso però che, se anziché essere un operaio, io fossi stato il figlio di un magistrato o di un miliardario, non sarebbe stata ac­cettata una pena del genere…». Non c’è rabbia nelle parole di Giuseppe Morgante, 30 anni. Solo rassegna­zione a ciò che la vita gli ha messo davanti: lo scorso maggio la sua ex, Sara Del Mastro, gli ha gettato addos­so un bicchiere pieno di acido, pro­vocandogli ustioni di terzo grado sul 10 per cento del corpo: all’addome, al torace, al collo, alle mani e al volto. Un reato considerato gravissimo, tale da cancellare l’identità di una per­sona. Tanto che, a luglio, nel famoso pacchetto del “codice rosso” è stata introdotta una nuova fattispecie di reato che commina una pena dagli 8 ai 14 anni per «chiunque cagiona ad alcuno lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso».

Eppure, differentemente a quanto successo in al­tre aggressioni, la Procura di Busto Arsizio ha accettato il patteggia­mento ad appena cinque anni. «Un precedente inquietante» lo definisce Domenico Musicco, l’avvocato di Giu­seppe, «perché sembra che quando ad aggredire sia un uomo e non una donna, il reato sia meno grave». Per Gessica Notaro, infatti, Edson Tava­res si è visto comminare oltre 15 anni in Appello in un giudizio abbreviato. Per Lucia Annibali sono definitive le condanne a 12 anni per gli esecutori e a 20 per il mandante, l’ex Luca Va­rani. «Ma la Procura di Busto Arsizio – prosegue il legale – non ha conte­stato la premeditazione all’indagata. E tuttora non so spiegarmi il perché: i fatti sono chiarissimi».

LA PERSECUZIONE

Già. Sara era una cliente del su­permercato in cui Giuseppe lavora. Avevano approfondito la conoscenza su una chat. C’era stata una breve relazione. Ma poi era finita, come tante altre storie. Fu allora che ini­ziò la persecuzione di lei: fino a 800 telefonate al giorno. Insulti e minac­ce su Facebook come «cane morto», «pezzente», «uomo di m…a», «devi morire», «non sei ancora morto? Pec­cato». E minacce e insulti pure ai suoi contatti social: Sara s’inventava di es­sere incinta di Giuseppe e intimava a tutte di stargli alla larga. «Un mese prima di aggredirmi si presentò da mio fratello, scambiandolo per me, con un coltello. Gli disse: “Tu mi hai rovinato la vita, ti ammazzo”. Trovai 11 gomme dell’auto bucate in quat­tro mesi…». Esasperato, Giuseppe presentò una denuncia per stalking. Andò perfino alle Iene, che intervi­starono pure Sara. La donna ammise tutto, ma continuò a mentire sul suo stato di gravidanza, fino a quando non fu smentita dal test propostole dalla trasmissione. Tutto inutile: di lì a bre­ve Giuseppe sarebbe stato colpito. Po­chi minuti prima dell’aggressione, la vittima aveva girato perfino un video, filmando l’ennesimo pedinamento in auto della donna. E nella telecamera si allarmava: «Cazzo c’ha in testa? Non è che mi butta addosso l’acido?». E fu esattamente ciò che accadde.

Ma si vede che alla Procura di Busto Arsizio non basta per contestare la premedi­tazione. Così come non basta un altro dettaglio: «Risulta che la boccetta di acido l’abbia comprata il sabato, tre giorni prima di gettarmelo addosso».

In sei mesi Giuseppe ha subito dieci interventi chirurgici. «L’ultimo è stato un trapianto di carne. Al Niguarda mi hanno levato un lembo di 28 cm per 11 dalla gamba e me l’hanno messo sul collo. È durato quasi 14 ore e dun­que dovrò aspettare qualche settima­na prima della prossima operazione, per via dell’anestesia lunga, credo. Ma penso sia anche un intervento abbastanza nuovo, perché agli altri non lo hanno fatto…». Gli “altri” sono le altre vittime dell’acido, che, spiega Giuseppe, rimangono quasi tutte in contatto tra loro. E sono state le pri­me a farsi vive: da Gessica Notaro a Stefano Savi, il giovane colpito dalla coppia Martina Levato e Alexander Boettcher per uno scambio di persona e che ha subito una cinquantina di interventi dal 2014 ad oggi. Fino a William Pezzullo, anche lui sfregiato dalla ex, anche lui con il peso delle cicatrici e di oltre 30 interventi sulle spalle mentre lei, aggressore donna, si è rifatta una vita: «So che ha fatto pochi giorni di carcere e poi ha avuto dei figli e si è sposata. Mi dicono che l’acido potrebbe continuare a corrodere per un anno. Con gli altri ci confrontiamo sulle nostre ferite, ognuno ha problemi diversi e dolori diversi». Ma per ognuno di loro non ci sono solo i dolori: «Ho cambiato due divaricatori per la bocca che tende a chiudersi. Al San Raffaele stanno cercando di salvarmi l’occhio destro, dal quale vedo ancora tutto appannato. Devo cambiare ogni tre mesi delle guaine che costano circa 2 mila euro. Devo usare dei bagno­schiuma appositi che costano 15 eu­ro, creme da 40 euro, oli da 30. E i colliri. Il servizio sanitario non passa nulla», dice Giuseppe. Per questo su GoFundMe è stata aperta una raccol­ta fondi per aiutarlo (www.gofundme.com/f/aiutiamogiuseppe). Anche per­ché, al momento, al lavoro non può tornare: quotidianamente deve fare delle terapie e dopo la stanchezza lo fa crollare.

«Ho quasi esaurito i sei mesi di ma­lattia e ora chiederò un’aspettativa di quattro mesi. Poi vedremo». Se il gup, il prossimo 19 dicembre, doves­se accettare il patteggiamento, ve­rosimilmente Sara potrebbe essere fuori tra un anno. «Spero che non accada. Abita dietro il supermercato in cui lavoro. Mi pare evidente che uno non sia tranquillo». Il suo lega­le di parte civile non ha la minima intenzione di arrendersi: «Certo non possiamo opporci a un patteggia­mento. Ma nel caso fosse accettato, faremmo certamente ricorso in Cas­sazione per la mancata contestazione della premeditazione. Peraltro non è stata nemmeno chiesta una peri­zia psichiatrica, che avrebbe potuto chiarirci se questa persona abbia bisogno di cure. Di fatto, rischiare di lasciare un soggetto che ha già mostrato tutta la sua pericolosità a piede libero fra più o meno un anno mi pare davvero surreale». Giuseppe dice di voler pensare solo a ristabi­lirsi e a guarire. Guarda a quanto gli è accaduto come se fosse un inci­dente. Nel suo tono non c’è odio. Ma una certezza sì: «Sara non è pazza. È solo furba».

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Guarda lo speciale di Avisl su Giuseppe Morgante – QUI

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