Per omicidio stradale ora si finisce in galera


Per omicidio stradale ora si finisce in galera

PAVIA. La legge sull’omicidio stradale è in vigore dal 25 marzo, ora per i pirati della strada le porte del carcere possono aprirsi davvero. Il disegno di legge aspettava da sei anni di essere approvato, ma il 2015 è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso con i suoi 3300 morti sulle strade per omicidio colposo, un numero che rende l’Italia una delle nazioni meno sicure d’Europa (la Gran Bretagna si è fermata a 2000 decessi).
Come se non bastasse, l’anno scorso sono aumentati del 25% rispetto al 2014 i casi di incidenti mortali causati da pirati della strada. «L’ideale sarebbe stato partire dalla prevenzione, cioè dall’educazione stradale nelle scuole, dai controlli e dalla manutenzione delle strade, invece siamo partiti dalla fine, cioè dalla repressione – spiega Domenico Musicco, presidente della Avisl (Associazione vittime incidenti stradali e sul lavoro), uno dei promotori della legge –. Una legge era necessaria perché i pirati della strada quasi mai finivano in carcere con le regole precedenti e questo era uno schiaffo alla memoria delle vittime e ai loro familiari. Speriamo che la paura dei tanti anni di carcere spinga gli automobilisti ad essere più prudenti». Di fatto con la legge precedente, che prevedeva da due anni a sette anni di carcere, pochi pirati della strada sono finiti in carcere, tra patteggiamenti e riti abbreviati.

Alzando gli anni di pena da cui partire nella richiesta del pm, la sentenza può più facilmente portare alla detenzione del colpevole. La legge 41 del 23 marzo prevede un aumento delle pene per chi causa un incidente mortale o con lesioni gravi sotto l’effetto di alcol o droga, o commettendo violazioni gravi del codice della strada. Ora si rischiano fino a 12 anni: da 5 a 10 anni in caso di ebbrezza media (da 0,8 a 1,5 grammi per litro), da 8 a 12 anni in caso di ebbrezza grave (oltre 1,5 grammi per litro) o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Per gli autisti professionisti la pena va da 8 a 12 anche in caso di ebbrezza media. La pena può arrivare a 18 anni in caso di fuga dopo l’incidente, se i morti sono più di uno o se sono rimaste ferite anche altre persone. La pena aumenta anche se il guidatore non ha la patente o se gli è stata sospesa o revocata, ma anche se il veicolo è senza assicurazione.

La revisione non fatta invece non incide sul verdetto. La pena si attenua se il giudice ritiene che l’imputato non sia l’unico responsabile dell’incidente. Non cambia invece il reato di omicidio colposo per chi causa un incidente senza rientrare nei casi indicati dalla legge. In questo caso la pena continuerà ad essere compresa tra due e sette anni. La nuova legge ha introdotto l’arresto e il ritiro della patente, con l’impossibilità per 15 anni di rifare l’esame (che diventano 30 in caso di fuga dopo l’incidente).

«L’arresto è stato introdotto per ragioni pratiche, anche se non c’è il pericolo di inquinamento delle prove o di ripetizione del reato – spiega Musicco –. In passato succedeva che i guidatori stranieri tornassero al loro Paese per evitare la condanna, in questo modo non potranno più farlo. Inoltre, con l’arresto immediato, il processo viene celebrato in fretta. In passato invece passavano almeno nove o dieci mesi, ma si poteva arrivare a due anni in certe zone d’Italia, dove i tribunali hanno molti procedimenti arretrati».

Inasprite anche le pene per chi, ubriaco o sotto l’effetto di droghe, ha causato un incidente con feriti: da 3 a 5 anni se le lesioni superano i 40 giorni di prognosi (lesioni gravi), da 4 a 7 anni per lesioni da invalidità permanente (lesioni gravissime).  I promotori della legge avrebbero voluto che le lesioni gravissime fossero equiparate nella pena agli incidenti mortali, «perché ci sono vittime degli incidenti che restano invalide al 100 per cento – continua il presidente della Avisl –. Vorremmo anche limitare l’uso del patteggiamento e del rito abbreviato, per evitare che la legge si annacqui. Chiediamo che almeno il giudice sia obbligato a sentire l’opinione dei parenti della vittima prima di decidere se concedere un rito alternativo. Non vogliamo seminare il terrore tra gli automobilisti, solo evitare altre vittime».


Fonte: aprovinciapavese.gelocal.it