De Stefano travolto e lasciato in fin di vita. Musicco di Avisl: “Il Comune metta a disposizione le immagini delle telecamere”


De Stefano travolto e lasciato in fin di vita. Musicco di Avisl: “Il Comune metta a disposizione le immagini delle telecamere”

Lo scorso 26 settembre, Massimo De Stefano, papà di due bambini, di cui uno di pochi mesi, è stato travolto da un auto mentre tornava a casa in sella al suo scooter. È successo a Firenze, in via Ponte alle Mosse.
L’uomo alla guida dell’auto è sceso e dopo aver visto Stefano riverso a terra e apparentemente privo di vita è risalito in auto scappando poi a grande velocità dal luogo dell’incidente. A raccontare come sono andate le cose è stato lo stesso Stefano, dal suo letto di ospedale a Santa Maria Nuova.

“Purtroppo, anche se venisse preso, chi mi ha ridotto in fin di vita non farebbe nemmeno un giorno di carcere, ma dovrebbe finirci con l’accusa di tentato omicidio. Fino a quando non ti tocca da vicino, non capisci che in Italia le leggi per la sicurezza stradale fanno acqua da tutte le parti”, racconta la vittima.

È ancora Stefano, che da oggi è assistito dall’avvocato Domenico Musicco, presidente di Avisl, a raccontare la dinamica: “Ero sulla corsia regolare, mentre accanto a me, sulla preferenziale, procedeva una vecchia Bmw grigia. A un certo punto, per schivare i birilli sistemati per un cantiere, la Bmw ha improvvisamente sterzato a sinistra per immettersi nella giusta corsia finendo per travolgermi. Non potevo respirare, ma ho visto che il conducente della Bmw,

che indossava pantaloni scuri, si è fermato ed è sceso per guardarmi. Quando ha visto che ero riverso a terra e sembravo morto, se l’è data a gambe”.

“Dalle nostre ricerche risulta che quella zona è coperta da telecamere di sicurezza – spiega l’avvocato Musicco –. Il Comune di Firenze le ha fatte installare un anno fa per monitorare le infrazioni degli automobilisti. E altre telecamere sono presenti nelle aree circostanti. Conosciamo il modello di auto, grazie alla testimonianza di Massimo. Nei prossimi giorni chiederemo formalmente al Comune di poterle visionare. Non solo, vogliamo che siano rese pubbliche perché tutti ci possono aiutare a trovare chi ha quasi ucciso Massimo. In quei fotogrammi ci sono le tracce per risalire al pirata della strada, che non può e non deve rimanere impunito. Troppo spesso le vittime di incidenti rimangono senza voce. Questa volta Massimo può parlare e raccontare tutto. Ascoltandolo, sono convinto, anche i più scettici si convinceranno della necessità di introdurre il reato di omicidio stradale”.

Ora Massimo è atteso da un lungo e doloroso cammino di recupero.