Fondo Vittime della strada


Fondo Vittime della strada

Sono sempre di più gli automobilisti che si sono dovuti rivolgere al Fondo di Garanzia Vittime della Strada, operativo dal 1971. Si tratta di un organismo di indennizzo gestito dalla Consap, sotto la vigilanza del Ministero dell Sviluppo Economico, che si finanzia coi contributi di tutte le imprese di assicurazioni operanti in Italia che sono obbligate annualmente a versare, alla Consap stessa, una quota per ogni singolo contratto assicurativo concluso.

Tradotto in linguaggio comune: ogni automobilista finanzia il Fondo ogni volta che paga l’assicurazione della propria auto. Si può accedere al Fondo in diversi casi e situazioni: per ottenere il risarcimento dei danni causati da veicoli o natanti non identificati o non assicurati o, ancora, da veicoli posti in circolazione contro la volontà del proprietario (ad esempio in caso di furto).

Bisogna però fare delle eccezioni. Può capitare che l’automobilista non sia responsabile dell’investimento di un pedone. Questo quando capita? Al riguardo la giurisprudenza è chiara. In generale, il conducente del veicolo deve continuamente ispezionare la strada che sta per impegnare, mantenendo un costante controllo del veicolo in rapporto alle condizioni della strada stessa e del traffico. Quindi il conducente non è responsabile per l’investimento del pedone solo quando il comportamento di quest’ultimo sia risultato del tutto imprevedibile, come una vera e propria causa eccezionale.

Quando si è vittima di un incidente bisogna, poi, accertarsi delle lesioni. Ma qui sorge un altro problema: per arginare i rimborsi, il Governo ha introdotto nuove norme. Che, però, potrebbero finire per danneggiare la vittima. Per evitare che questo accada occorre rivolgersi ad uno studio legale che conosca la materia e sappia destreggiarsi tra le nuove norme, come lo studio dell’Avvocato Domenico Musicco, che ospita anche la sede nazionale dell’Avisl (Associazione Vittime di incidenti stradali, sul lavoro e della malasanità), da sempre in prima linea nella difesa dei diritti delle vittime della strada e dei loro familiari.

Perché è necessario rivolgersi ad Avisl? Per evitare di rimanere intrappolati tra i paletti posti dalle assicurazioni e vedersi così negato un giusto risarcimento.

Il Decreto Legge sulle liberalizzazioni ha modificato l’articolo 139 del Codice delle assicurazioni. Da alcuni mesi, infatti, sul risarcimento del danno biologico non possono più ottenere un rimborso per danno biologico permanente le lesioni di lieve entità non suscettibili di “accertamento clinico strumentale obiettivo”, come recita la nuova normativa. In realtà le nuove norme non fanno altro che richiamare a un maggior rigore. È indispensabile che le lesioni di lieve entità abbiano un reale fondamento e siano accertabili mediante un rigoroso accertamento medico-legale. Lo scopo delle disposizioni, infatti, è solo quello di negare il risarcimento quando non via sia una prova del danno da micropermanente. Ma quando questo esiste e si è vittime di un incidente stradale, di qualsiasi tipo, bisogna correre ai ripari e affidarsi ad professionisti esperti della materia, come gli avvocati di Avisl, che offrono assistenza legale gratuita.

In caso di incidente, purtroppo, capita anche di essere vittima di un pirata della strada, che fugge senza aiutare la vittima. In questo caso si parla di omissione di soccorso. Spesso – fortunatamente- (nell’80% dei casi) “i pirati” vengono rintracciati dalle forze di polizia o si costituiscono dopo l’incidente. Cosa succede nella testa di un automobilista che scappa dopo l’incidente? Qual è la causa? La prima causa va cercata nei numeri. In Italia ci sono oltre 3 milioni di auto che circolano senza una copertura assicurativa. Chi provoca l’incidente scappa per la paura delle sanzioni accessorie molto pesanti – sequestro del veicolo e multe salatissime e del processo per truffa che si instaurerebbe se il tagliando è falso o contraffatto. E soprattutto scappa perchè sa che i danni provocati potrebbe doverli pagare di tasca propria. Ma ci sono anche altre ragioni che chi scappa lo fa per paura delle pene, che sono diventate in questi anni più alte.Chi scappa è spesso sotto l’effetto di alcool o droghe e quindi non ha più il controllo della situazione di chi guida in condizioni normali. Chi scappa è preso dal panico e la spiegazione è da ricercare nella mente dell’investitore. Certo è che quando si provoca un incidente la prima regola – giuridica e morale – è quella di fermarsi e di prestare soccorso.

La prima causa degli incidenti nel nostro Paese va ricercata nella guida in stato di ebbrezza. Il 40% circa degli incidenti mortali o con feriti è provocato da questa categoria di automobilisti. Tutti abbiamo sentito parlare dello “sballo” del sabato sera, delle “stragi del sabato sera”, delle discoteche, del crescente fenomeno dell’abuso di alcool anche fra i giovanissimi e della cocaina. Lo “sballo” oltre a essere un fenomeno sociale sempre più grave provoca un numero altissimo di incidenti. E’ un fenomeno sociale legato al “divertimento” dei più giovani soprattutto nel fine settimana. Ed è un fenomeno che richiede spiegazioni culturali da un lato ma sicuramente per chi guida è molto legato alla cultura del “tanto a me non mi beccano”, “tanto i controlli non ci sono”. E in parte purtroppo questa sensazione da noi corrisponde alla realtà. I controlli sulle nostre strade con gli alcool test erano 200.000 a fronte degli 8/10 milioni degli altri paesi europei più avanzati (ad esempio Francia, Germania,Inghilterra). In Inghilterra appunto sono riusciti a diminuire il numero dei morti sulle strade da 10.000 a circa 2.000 con una politica di controlli della polizia capillari ed a una politica di repressione e a pene certe. Oggi in Inghilterra guida il “Bob” il guidatore designato che resta sobrio e che riporta tutti a casa.

Esistono per fortuna incidenti meno gravi, in cui è possibile ricorrere alla conciliazione peripatetica. In cosa consiste? La conciliazione paritetica è una soluzione semplice e rapida, studiata dall ‘ Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici e alcune associazioni, come ad esempio Avisl (Associazione Vittime di incidenti stradali, sul lavoro e della malasanità), ed è una via alternativa a quella giudiziaria per risolvere nei tempi più brevi una controversia nata dopo un incidente automobilistico. In particolare, se ci si affida ad associazioni esperte, come Avisl, le conciliazione paritetiche hanno una percentuale di successo che arriva al 96 per cento dei casi. La nostra Associazione AVISL si prodiga per concludere in tempi molto rapidi ogni controversia di questa tipologia.Questo strumento ha un limite , difatti è bene sapere che la conciliazione paritetica può essere richiesta esclusivamente nei casi in cui i sinistri prevedano un risarcimento non superiore ai 15 mila euro. AVISL, attraverso i propri legali si adopera attivando le procedure necessarie proponendo la conciliazione al Comitato Regionale per le Comunicazioni territorialmente competente. Il passaggio successivo è la convocazione delle parti in udienza per il tentativo di conciliazione.

In casi di questo genere, affidarsi ad Associazioni che offrono il supporto professionale di esperti in sinistri di auto, con alle spalle decenni di esperienza in tema di incidenti stradali e pirati della strada, proprio come Avisl, è di sicuro una scelta all’insegna della professionalità e della competenza.

Spesso chi è vittima di incidente subisce un danno alla salute con invalidità temporanea, oppure permanente, oltre al danno biologico può ottenere un ulteriore risarcimento derivante dal danno patrimoniale o dalla perdita della capacità lavorativa specifica. In gergo si parla di riduzione della capacità lavorativa. Per capire di cosa si tratta partiamo da un esempio pratico: cosa accade se si subisce un danno a seguito di un incidente stradale. Prima di tutto bisogna fare una distinzione tra la capacità lavorativa generica e quella specifica.

Capacità lavorativa generica. Nel primo caso è l’attitudine di una persona a svolgere una qualunque attività lavorativa. In questo caso il danno è già compreso in quello biologico e quindi non è ulteriormente risarcibile. C’è poi quella che viene definita la capacità lavorativa specifica. In casi come questo il danno va ad intaccare la capacità lavorativa specifica, che consiste nell’idoneità psico-fisica di un soggetto a svolgere una determinata attività lavorativa, fino al momento in cui ciò non è più possibile proprio a seguito dell’incidente. L’incidente stradale può compromettere tale capacità della vittima, la quale non potendo più svolgere la propria attività lavorativa, vede perdere o ridursi il proprio reddito oltre alle possibilità di futuri sviluppi di carriera. In questa ipotesi, la perdita o la riduzione della capacità lavorativa costituisce un danno patrimoniale, ma autonomo rispetto a questo.

Risarcimento del danno per riduzione capacità lavorativa

Per ottenere il risarcimento del danno da riduzione della capacità lavorativa è necessario provare l’invalidità subentrata dopo l’incidente. In altre parole bisogna provare che l’incidente stradale abbia inciso sulla propria capacità di guadagno.